Le grandi opere pubbliche e i bastian contrari, a prescindere

La T.A.P., Le trivelle petrolifere nei mari, la regionale n. 8, il ponte sullo stretto e i danni economici e sociali di dire sempre no.

 

Una società che aspira allo sviluppo, al progresso, all’innovazione deve favorire e stimolare la realizzazione delle grandi opere  che assicurano occupazione, evoluzione e civiltà.

Le Istituzioni e  le Associazioni locali devono limitarsi ad azioni di controllo e di verifica per fare in modo che siano rispettate le norme di prevenzione sulla sicurezza, l’ambiente e la salute della popolazione.

Il mettere sempre e comunque il bastone tra le ruote è la causa prima dell’arretratezza del Mezzogiorno e dell’aumento spaventoso dei costi.

Il progetto dell’attuale regionale n. 8 che collegherà Lecce a San Foca, il cui stanziamento preventivo è di 55 milioni di €, sostituisce il precedente che avrebbe assicurato il collegamento San Cataldo – Otranto, appaltato per 19 miliardi di lire.

         Fatti gli opportuni confronti in lire il progetto attuale, ridotto di 15 Km. rispetto al precedente passa da 20 a 100  miliardi, 80 miliardi in lire in più.

         Risultato: 80 miliardi in lire sperperati , un percorso inferiore di circa 15 Km., un traffico che si concentrerà su una sola arteria  invece di due, un opera che nel percorso iniziale poteva essere  usufruibile da tempo  e che, invece, forse, vedremo completata con 20 anni di ritardo.

Che senso ha opporsi alla T.A.P quando. ogni singola abitazione servita dal metano è una potenziale bomba ?

Ci si lamenta dell’alto costo dell’energia, non vogliamo le centrali nucleari e poi accettiamo la centrale a carbone di Cerano che ha determinato un notevole aumento di tumori ai polmoni in tutto il Salento.

Il carburante ha un elevato costo ma siamo contrari alle ricerche  per verificare la presenza di petrolio nei sottofondi del mare Adriatico.

Non si vogliono i rifiuti ma si pretende che gli impianti per la loro trasformazione non interessi il nostro territorio, ma quello altrui, in attesa che si possano localizzare sulla luna.

O si cambia registro, superando la miopia mentale che caratterizza amministratori e cittadini del Sud o il Meridione è destinato ad un’arretratezza sempre maggiore ( già Italia e Cipro siamo in coda tra i paesi dell’U.E.).

Chi risponderà dei danni e del divario sempre maggiore del tenore di vita tra Nord e Sud causato quasi esclusivamente da un arretratezza culturale – politica, e tecnologica ? Su chi gravano i costi per le interruzioni e sospensione dei lavori se non sui cittadini ?

Antonio prof.  Fasiello

 

Acaya, 4 giugno 2015