La Democrazia Fantasma e la dittatura dei Partiti

Le decisioni delle forze politiche sono fatte quasi tutte per favorire i partiti e per assicurare poltrone ben remunerate ai propri rappresentanti. Si creano nuovi Enti ( authorities, ministeri, tribunali delle imprese, ecc. …), si tengono in vita istituzioni fotocopie o similari ( Camera e Senato, Presidenti del Consiglio dei Ministri e della Repubblica con migliaia di dipendenti), sono state istituite le regioni politiche per le esigenze fameliche dei partiti, mai richieste dai cittadini.

Nascondendosi sotto il principio dell’autonomia si violano tutti i giorni i 12 principi fondamentali della Costituzione per cui parlamentari, magistrati, consiglieri regionali, università, province, comuni, scuole ecc. ecc. … tutelano gl’interessi di categoria e non rispondono mai dei danni provocati e dei loro errori.

Nel rispetto del principio di uguaglianza (art .3 della Costituzione) nel fissare i parametri per  la determinazione delle retribuzioni e delle indennità non vi possono essere differenze su tutto il territorio nazionale o di categorie. Non vi può e non deve esserci essere autonomia che tenga. Siamo, invece, in situazioni di anarchia assoluta e spregiudicata, scandalosa,discriminante con differenze abissali e immorali dal punto di vista etico e del buon senso (retribuzioni, indennità, pensioni).

Se non trova pratica e quotidiana applicazione la sana regola che chi col proprio operato produce danni deve risarcirli di tasca propria l’Italia non potrà più progredire, fallirà.

E’ essenziale anche il principio gerarchico e dei controlli in quanto, fatta qualche eccezione, è umano che nessuno è disposto a riconoscere i propri errori.La democrazia in Italia e relativi principi sono rimasti solo sulla carta, dei pii desideri che i partiti negano ai cittadini. Da decenni si parla di rendere operativo il principio della sovranità popolare e che ai cittadini  compete la scelta dei propri rappresentanti.In questi ultimi decenni che cosa decidono di fare le forze politiche ? Limitano fino a negarla la facoltà di esprimere le proprie scelte, prima di consentire l’espressione di una sola preferenza e dopo di negarla.

Gli elettori possono solo votare il partito, le persone destinate a rappresentare i bisogni della collettività   sono nominate dalle segreterie delle forze politiche.

I rappresentanti nominati ai diversi livelli istituzionali non sono, di conseguenza, vincolati ai cittadini con i quali non vi è un rapporto diretto  ma ai partiti che li hanno nominati e dei quali si sentono moralmente obbligati a tutelare gl’interessi, unitamente  a quelli personali.

Il sindaco, , i presidenti di province e di regioni, i consiglieri provinciali, i deputati e senatori non sono più eletti ma nominati. Il compito dell’elettore si limita ad apporre un semplice segno di croce sul partito e/o sul candidato unico designato dal partito.

Porre fine a questo regime e/o democrazia fantasma e immaginaria è semplice e facile, occorre solo volerlo. E’ sufficiente eliminare alle cariche singole le candidature uninominali  e nei collegi uninominali rendere obbligatorie almeno due o più candidature da parte di un partito.

Si fa un esempio che chiarisce la proposta meglio di tante parole.

In occasione del rinnovo del Consiglio comunale di Lecce il P. della L . presenta un solo candidato sindaco. A tutti coloro che si riconoscono nel partito, piaccia o non piaccia il designato, non è consentita alcuna scelta.

Questa stato di costrizione vale anche per tutti i simpatizzanti degli altri partiti.

La nostra proposta, una volta diventata norma giuridica, comporta l’obbligo di almeno due o più candidature a sindaco da parte del PdL, quindi tra i candidati proposti dal partito sarà eletto, non più nominato, la persona che godrà maggiore consenso da parte della popolazione.

Solo in una ipotesi di questo tipo si può parlare di elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini

Questa soluzione ha un grande vantaggio, economico e funzionale, previene il ricorso a nuove elezioni , qualora dovesse venir meno l’eletto per le  più varie e diverse ragioni, in quanto allo stesso subentrerebbe il primo dei non eletti dello stesso partito che era candidato alla stessa carica o funzione.

Quanto affermato deve intendersi valido non solo per i sindaci  ma per tutti e a qualsiasi livello.

L’ipotesi avanzata dai tre partiti che appoggiano il governo Monti per una nuova legge elettorale che generalizzi l’introduzione di collegi uninominali con candidatura partitica unica, che di fatto rende impossibile  l’espressione di una preferenza e, quindi, di una scelta tra più candidati da parte degli elettori, è la negazione della democrazia ed è in palese contrasto con l’art. 1 della Costituzione che ribadisce che la sovranità appartiene al popolo.

Prima di giungere ad una soluzione di questo tipo, che non si può condividere, occorre organizzare un referendum in cui si chieda ai cittadini / elettori, una volta per tutte , se ritengono che il loro  diritto – dovere si deve limitare alla sola scelta del partito o deve comprendere anche la scelta degli eletti attraverso l’utilizzo dello strumento di una o più preferenze.

Il presidente

( Antonio prof. Fasiello)

Inviato a:

Alle Segreterie del P. D ., del  P della L.. dell’ U .D .C .             Roma

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